Le telecamere accese h24 possono violare la privacy: ecco i limiti legali

La sicurezza in casa e nel condomino è una delle maggiori preoccupazioni degli italiani. Per questo motivo sono sempre più numerose le persone che decidono di installare sistemi di allarme, telecamere o inferriate alle finestre. In ambito condominiale sono molto diffusi i sistemi di videosorveglianza h24, soluzione che ha diversi vantaggi ma anche qualche svantaggio. Il più importante è la possibilità di violare la privacy delle persone: le telecamere infatti riprendono tutti i movimenti in entrata e in uscita dal condominio e sosta nelle parti comuni.

Spetta all’amministratore di condominio prendersi carico della gestione della sicurezza, stabilire i criteri per installare le telecamere di videosorveglianza e ripartire le spese. Le decisioni dell’amministratore non sono rimesse al giudizio discrezionale ma a precise regole stabilite dalla legge. Ed è così che entra in gioco il Garante della privacy, l’ente istituzionale che con le sue indicazioni vuole garantire la sicurezza dei cittadini senza però violare il diritto alla riservatezza.

Come funzionano esattamente le telecamere in condominio? Di seguito regole, indicazioni e limiti sulla videosorveglianza in condominio da parte del Garante della privacy.

Cos’è e come funziona la videosorveglianza in condominio

Sentirsi al sicuro a casa propria è un diritto, tuttavia tale diritto non può contrastare con la salvaguardia della privacy altrui. Per tale ragione non è consentito installare telecamere e fotocamere a piacimento, al contrario serve rispettare precise regole. Come anticipato, le regole sulla videosorveglianza in condominio sono stabilite dal Garante della privacy; chi non le rispetta può essere multato e condannato a risarcire i danni.

I sistemi di videosorveglianza si dividono in due maxi categorie:

  • la videosorveglianza privata, quindi destinata a tutelare un appartamento singolo (ne sono un esempio le telecamere puntate all’ingresso o in prossimità delle finestre)
  • la videosorveglianza condominiale, per tenere sotto controllo le aree comuni come il giardino, gli spazi dedicati ai box auto, le scale e l’androne di ingresso

Come si può immaginare, la videosorveglianza in condominio è più delicata perché nelle parti comuni circolano un gran numero di persone. Ciò fa sì che il rischio di violare la privacy altrui sia dietro l’angolo. Le telecamere in condominio non devono mai riprendere finestre e porte dei singoli appartamenti. Queste ed altre indicazioni sono tassative e non ci sono eccezioni a quanto previsto dal Garante della privacy.

Videosorveglianza in condominio: le regole del Garante della privacy

La videosorveglianza in condominio non è da sottovalutare, infatti può violare la privacy sia di inquilini e condomini sia di eventuali visitatori o persone di passaggio. Bisogna trovare il giusto equilibrio tra la tutela della sicurezza e il diritto alla privacy altrui. Ma come? Quali sono le regole da rispettare per non infrangere la privacy?

Per evitare ogni dubbio interpretativo, la videosorveglianza in condominio è regolamentata dal Garante della privacy. Ecco le principali regole da rispettare per non infrangere la legge e rischiare multe:

  • le immagini raccolte dal sistema di videosorveglianza devono essere protette. Soltanto la persona titolare del trattamento dati può prenderne visione
  • è vietato diffondere dati sensibili
  • dati, foto e video raccolti si possono usare solo per il fine della sicurezza
  • il condominio deve segnare la presenza delle telecamere con apposito cartelli e/o avvisi
  • le registrazioni raccolte non si possono conservare per oltre 48 ore. Qualora fosse necessario un lasso di tempo maggiore serve il consenso del Garante della privacy

Serve l’autorizzazione dell’assemblea?

Un aspetto da non sottovalutare quando si parla di videosorveglianza in condominio è il parere dell’assemblea. In alcuni casi la legge e i regolamenti condominiali stabiliscono che sia necessario il via libera dell’assemblea in altri casi non serve alcuna autorizzazione.
Ad esempio, non serve una specifica autorizzazione nel caso in cui in condominio decida di installare un videocitofono privato collegato al suo appartamento. L’installazione è libera, con l’unico limite di non arrecare disturbo agli altri condomini e di non danneggiare gli spazi comuni.

Le cose stanno diversamente per gli impianti di videosorveglianza condominiale; in questa ipotesi i condomini devono rispettare le indicazioni del Garante della privacy e la decisione deve essere presa in sede assembleare. Composizione e quorum per la votazione sono stabiliti dalla legge: per la videosorveglianza in condominio serve il quorum del 50% più uno dei presenti all’assemblea. Inoltre, i presenti alla riunione devono rappresentare almeno la metà del valore del condominio (da verificare con le tabelle millesimali).
Il motivo di questa regola è che i costi di installazione e gestione della videosorveglianza condominiale vanno divisi in base alle tabelle millesimali.

Privacy a rischio, e se la soluzione fosse una villetta singola?

La vita in condominio alle volte può riservare delle amare sorprese. Le incomprensioni tra vicini, che possono sfociare in vere e proprie liti, le differenze di vedute in sede di assemblea e il problema della privacy sono all’ordine del giorno. Per non parlare della difficoltà di prendere una decisione unanime riguardo agli spazi comuni, all’installazione delle fonti di energie rinnovabili e ai bonus edilizi agevolati dallo Stato.

Questi ed altri motivi spingono molte persone che abitano in condominio a guardarsi intorno cercando soluzioni abitative differenti. Un’abitazione singola, una villa o una villetta unifamiliare a schiera potrebbe essere la soluzione giusta, se non fosse per i costi elevati.

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