Cosa dice la legge sull’atto di trascrizione in caso di revoca della casa coniugale

In caso di divorzio e separazione, in presenza di uno o più figli piccoli, il giudice solitamente dispone l’assegnazione della casa coniugale al genitore che se ne occupa di più. Nella maggior parte dei casi è la donna che acquisisce il diritto di vivere nella casa coniugale fino a quando i figli non siano maggiorenni o, comunque, economicamente indipendenti.

Nel nostro ordinamento non è vietato pignorare e poi vendere all’asta la casa coniugale anche se, come vedremo, esistono alcune limitazioni. Inoltre può accadere che il giudice opti per la revoca dell’assegnazione della casa coniugale.

Vediamo in questo articolo cos’è la casa familiare, a chi viene assegnata, quando si può vendere all’asta e come funziona la revoca dell’assegnazione della casa coniugale.

Cos’è la revoca dell’assegnazione della casa coniugale

Prima di parlare nello specifico della revoca, è opportuno spiegare cosa si intenda esattamente quando si parla di “casa coniugale”. Questa è l’abitazione in cui vivono i coniugi durante il matrimonio e che, dopo la separazione o il divorzio, viene assegnata ad uno soltanto di loro.

Normalmente il giudice preferisce assegnare la casa al genitore con cui i figli convivono e a cui vengono affidati. Tuttavia, prima di procedere con l’assegnazione, sono necessarie attente valutazioni delle condizioni economiche degli ex coniugi andando a vedere il lavoro svolto, il patrimonio personale, il tempo libero a disposizione, il titolo di studio e altro ancora.

Come anticipato, ci sono una serie di casi in cui il giudice può procedere alla revoca dell’assegnazione della casa coniugale. In pratica il giudice può avere un “ripensamento” dovuto al mutamento di alcune circostanze. Ad esempio, può esserci la revoca dell’assegnazione della casa familiare in caso di trasferimento dei figli altrove (per motivi di studio o lavoro), cambiamento delle condizioni economiche del coniuge assegnatario, trasferimento di residenza e altro ancora.

Una cosa è importante: la revoca dell’assegnazione della casa familiare non può in nessun caso essere automatica. Vuol dire gli ex coniugi non possono decidere in autonomia (anche se in accordo tra loro) ma devono rivolgersi al giudice o stipulare una scrittura privata.

Revoca dell’assegnazione della casa coniugale, come funziona la trascrizione?

Come abbiamo appena visto, la revoca dell’assegnazione della casa coniugale non è mai automatica. Senza decisione del giudice, infatti, la trascrizione non è una via percorribile. A stabilirlo è stato il tribunale di Pistoia con la decisione n. 2555/2022:

ai sensi dell’articolo 337-sexies del codice civile la rideterminazione dell’assegnazione, per essere trascrivibile, deve essere contenuta in un provvedimento giudiziale e non in una scrittura privata.

Quindi la trascrizione notarile è possibile solo in presenza di un provvedimento giudiziale di revoca o di assegnazione della casa familiare. Inoltre il tribunale di Pistoia stabilisce che:

le parti non possono autonomamente, cioè senza un provvedimento giudiziale, addivenire alla revoca dell’assegnazione della casa familiare, in quanto il godimento della casa familiare è attribuito tenendo in conto prioritariamente l’interesse dei figli, così che la sua revoca deve, necessariamente, passare per il vaglio del Tribunale.

La casa assegnata al coniuge può essere venduta all’asta?

Uno dei dubbi più frequenti sulla casa assegnata al coniuge a cui sono affidati i figli riguarda il pignoramento. La risposta è sì, anche questa tipologia di immobile si può pignorare e successivamente vendere all’asta. Il motivo è che l’assegnazione del giudice non blocca la procedura giudiziaria che si conclude con la vendita giudiziaria.

Ci sono però alcune importanti considerazioni da fare. La prima è che il diritto all’assegnazione dell’immobile (per sé e per i figli) non si cancella con l’assegnazione all’asta. La seconda è che l’assegnazione della casa può essere “opponibile alla procedura” e non opponibile. Nella prima ipotesi chi si aggiudica l’immobile avrà la proprietà della casa ma non la sua disponibilità.

Ciò accade quando sull’annuncio della casa in vendita è dichiarata la presenza di un “diritto di abitazione” in favore della o delle persone che sono all’interno.

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