All’orizzonte ricompare la tassa temuta dai ricchi.

Puntualmente, appena tornano le elezioni, i partiti di sinistra tirano fuori dal cilindro la patrimoniale, la tassa più temuta dai benestanti. E così anche per le elezioni 2022 la sinistra si è fatta avanti nuovamente inserendo tra le proposte in programma la “tassa sui ricchi”. Ma di cosa stiamo parlando e a che cosa serve la tassa patrimoniale?

Che cos’è la tassa patrimoniale proposta alle elezioni 2022 e a cosa serve

La patrimoniale è la tassa applicata su beni mobili o immobili che i cittadini possiedono non solo sul territorio italiano ma anche all’estero. In altre parole, la patrimoniale è l’imposta che grava sul patrimonio, sul capitale del contribuente. Motivo per cui per l’appunto è “temuta” da chi possiede un grande patrimonio e non vuole pagare altre tasse. Ma sai a cosa serve effettivamente e quindi perché venga riproposta? La patrimoniale fondamentalmente serve a far sì che ogni cittadino paghi in base al patrimonio che possiede, cioè chi è ricco pagherà una tassa più alta sul patrimonio, chi non è abbiente avrà un’imposta più bassa. Questo, a dir della sinistra, dovrebbe servire, in un certo senso, a riequilibrare la distribuzione della ricchezza e fare in modo che i ricchi paghino più tasse, senza tentare altre vie come l’evasione fiscale. Non solo, con la patrimoniale si potrebbero risollevare i conti dello Stato, risanare-seppur in parte- l’enorme debito pubblico e scongiurare il rischio di default finanziario. Ma, stando ai sondaggi, il PD sta perdendo consensi e quindi le probabilità che la sinistra salga al potere si riducono. Pertanto, lo spauracchio della patrimoniale proposta per le elezioni politiche 2022 dovrebbe sparire (ancora una volta).

Tassa patrimoniale alle elezioni 2022: sì o no?

Da un lato, quindi, la sinistra rilancia la tassa patrimoniale. Anche se, in verità, il leader del PD, Enrico Letta, ha precisato che non si tratta di patrimoniale bensì di un aumento delle imposte di successione su donazioni ed eredità che siano superiori ai 5 milioni di euro per riallocare le finanze dello Stato. In tal modo, secondo il programma del Partito Democratico, si potrebbe ipotizzare di introdurre una dotazione di 10mila euro per i giovani che verrebbe erogata al compimento dei 18 anni, sulla base dell’ISEE familiare, per coprire le spese per casa, istruzione e lavoro.

L’opposizione della destra, invece, è ancora più salda e ferma, tanto che le forze del Centrodestra hanno bandito ogni forma di patrimoniale, puntando di contro su una flat tax. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, Matteo Salvini, leader della Lega e Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, infatti propongono un’estensione della flat tax fino a 100mila euro di fatturato per le partite IVA.

Le tasse sugli immobili all’asta

Insomma, dal momento che è altamente improbabile che i partiti di sinistra possano vincere non c’è “pericolo” che tra le tasse sugli immobili possa quindi esserci anche la patrimoniale. Ricordiamo infatti che attualmente le principali imposte da saldare quando ci si aggiudica una casa all’asta sono solo due: l’imposta di registro e l’imposta catastale. In particolare:

  • se si tratta di prima casa si paga l’imposta di registro, pari al 2% sul valore catastale dell’immobile;
  • se è una seconda casa bisogna pagare sia l’imposta di registro, pari al 9%, sia l’imposta ipotecaria e catastale che ammontano rispettivamente al 2% e all’1% della rendita catastale.

A conti fatti si dovrà, ovviamente, tener conto poi anche delle spese accessorie per l’acquisto della casa all’asta.

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