Che succede se il locatario aumenta il canone di affitto e quando può farlo

Di questi tempi i canoni d’affitto sono aumentati notevolmente rispetto al passato. Chi si trova a dover stipulare un nuovo contratto di affitto, infatti, deve fare i conti con il caro prezzi e con l’inflazione. Nelle città come Roma, Milano e Napoli l’affitto è decisamente aumentato, rendendo necessario prevedere dei bonus per le fasce più deboli della popolazione.

Ma nemmeno chi ha già  un contratto di affitto  in corso può dirsi completamente al sicuro. In alcuni casi il proprietario di casa, quindi il locatario, può aumentare la somma pattuita a titolo di canone mensile.

Cosa succede in caso di aumento dell’affitto prima della scadenza del contratto? Quando è lecito e cosa può fare l’affittuario? Ecco il quadro della situazione.

Il locatario può aumentare l’affitto prima della scadenza del contratto: cosa dice la legge

Un dubbio frequente tra chi ha un contratto di affitto in corso, che sia breve o che sia di diversi anni, riguarda la possibilità di modificare il canone di affitto unilateralmente.

Una preoccupazione più che lecita, dato che i prezzi degli affitti sono in aumento in tutta Italia, sia per le famiglie e i lavoratori sia per gli studenti fuori sede. La questione è stata ampiamente dibattuta dalla legge, precisamente dalla Legge 431 del 1998 che disciplina i canoni di affitto.

Qui si prevede che, salvo i casi eccezionali che vedremo più avanti, il locatario non può decidere unilateralmente (quindi senza coinvolgere l’affittuario) l’aumento dell’affitto prima della scadenza del contratto. Ma quali sono le ipotesi in cui l’aumento è lecito e l’inquilino deve pagare di più? Ecco i casi previsti dalle legge.

In quali casi il proprietario di casa può aumentare l’affitto

Di norma il contratto di affitto è vincolante tra le parti fino alla sua naturale scadenza. Vale a dire che non può essere modificato a meno che entrambe le parti non siano d’accordo. Quindi, generalmente, il locatario non può aumentare l’affitto prima della scadenza del contratto poiché andrebbe a modificare le condizioni precedentemente pattuite.

Ci sono però due importanti eccezioni da considerare:

  • il caso in cui entrambe le parti siano d’accordo. Locatario e locatore dovranno risolvere il vecchio contratto e firmarne uno nuovo con un diverso canone di affitto
  • l’adeguamento del canone all’inflazione, secondo gli indici ISTAT

In quest’ultimo caso, anche se il proprietario di casa non può imporre unilateralmente l’aumento dell’affitto, può chiedere che la tariffa venga adeguata all’inflazione secondo gli indici ISTAT correnti. Da ciò deriva un canone mensile più alto, in base all’aumento dei prezzi generalizzato, a discapito dell’inquilino e a favore invece del proprietario.

Come comunicare l’aumento del canone di affitto

Una volta stabilito l’aumento dell’affitto prima della scadenza è necessario inviare una comunicazione formale all’Agenzia delle Entrate. Soltanto così si avrà un contratto a norma, senza rischiare sanzioni e penali.

Spetta al proprietario di casa comunicare la variazione in aumento del canone, o telematicamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate (tramite pin e servizi telematici) oppure personalmente presso gli uffici territoriali.

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