Per partecipare ad un’asta telematica serve la PEC (posta elettronica certificata) oppure basta l’indirizzo email? Ecco la risposta.

Le aste telematiche sono molto diffuse e consentono di partecipare online senza recarsi in tribunale o nell’ufficio del professionista delegato. Chi intenda partecipare deve inviare sia la domanda di partecipazione che l’offerta telematicamente.

Per farlo serve la PEC oppure basta essere in possesso di un normale indirizzo di posta elettronica?

Vediamo cosa dice la legge sulla Posta elettronica certificata nelle aste telematiche nonché sulla firma digitale.

Serve la PEC per partecipare alle aste telematiche?

Le aste telematiche sono regolamentate dal decreto 32/2015 che, all’articolo 12, prevede che l’offerta sia redatta e cifrata mediante un software del Ministero della Giustizia messo a disposizione dei partecipanti per mezzo del Gestore della vendita telematica.

Per inviare l’offerta serve la PEC, che è obbligatoria per qualsiasi tipologia di vendita pubblica online (sia nelle aste telematiche sincrone miste che asincrone).

Una volta inseriti i dati e allegato i documenti richiesti per le aste telematiche, il software genera l’offerta a cui va apposta la firma digitale.

Dopo la compilazione, il sistema restituisce il documento completo (offerta_xxxxxxxx.zip.p7m) da inviare tramite PEC all’indirizzo indicato nell’avviso di vendita.

Come inviare l’offerta telematica alla PEC del Ministero?

Per concludere l’iter il partecipante deve inviare un’email PEC al Ministero all’indirizzo “offertapvp.dgsia@giustiziacert.it”,  e allegare il file dell’offerta criptata  ed il file della marca da bollo.

A questo punto il PVP (Portale Vendite Pubbliche) invierà alla PEC del presentatore il file criptato contenente l’offerta. Tale file sarà visibile al giudice o delegato alla vendita tra i 180 e i 120 minuti prima dell’inizio dell’asta telematica.

Ulteriori informazioni nella nostra guida definitiva su come partecipare alle aste telematiche!

Cos’è la PEC e perché è importante

La PEC è un indirizzo di posta certificata di cui alcune categorie di professionisti sono obbligati a dotarsi. Tuttavia qualsiasi cittadino può avere un indirizzo PEC a prescindere dal motivo per cui intende utilizzarlo (partecipare alle aste, comunicare con la P.A. e molto altro).

Si chiama “certificata” perché il gestore del servizio che la rilascia si impegna a conferire il valore di prova legale dell’avvenuta spedizione del messaggio e degli  eventuali allegati.

Il gestore (ad esempio Aruba, Actalis, Fastweb…) certifica che il messaggio via PEC sia stato spedito e consegnato al destinatario senza alterazioni.

Detto in poche parole, la PEC è un’alternativa digitale ed economica alla raccomandata a/r.


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