Cosa prevede la Legge fallimentare, ecco come presentare ricorso senza commettere errori

La dichiarazione di fallimento produce diversi effetti per il soggetto fallito, soprattutto ne limita la disponibilità patrimoniale. Le conseguenze si ripercuotono sia sulla posizione giuridica che nei confronti dei creditori.

Procedimento, cause ed effetti sono stabiliti dalla Legge fallimentare, riformata nel 2006, che disciplina anche il procedimento delle impugnazioni del decreto di esecutività dello stato passivo. Ecco cosa prevede l’art 99 Legge fallimentare sul rito di cognizione ordinaria e sul modello di giudizio camerale.

Cosa prevede l’art 99 Legge fallimentare

Quando si parla di fallimento di un’azienda spesso si fa riferimento all’art 99 Legge fallimentare, uno degli articoli più importanti per capire come funziona la procedura. In particolare l’art 99 Legge fallimentare disciplina le impugnazioni e cosa deve contenere il ricorso per essere ammesso dal tribunale.

L’impugnazione alla procedura va presentata con ricorso presso la Cancelleria entro 30 giorni dalla comunicazione ricevuta ovvero in caso di revocazione dalla scoperta del fatto o del documento. Il ricorso, per essere a norma di legge e quindi accolto, deve contenere (ai sensi dell’art 99, comma 2):

  • l’indicazione del tribunale, del giudice delegato e del fallimento
  • le generalità della persona che impugna l’atto e il domicilio nel comune ove ha sede il tribunale che ha dichiarato il fallimento
  • l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si basa l’impugnazione e le relative conclusioni
  • le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio, nonché l’indicazione specifica dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi e dei documenti prodotti

Entro 5 giorni dal deposito del ricorso il tribunale nomina un relatore e fissa l’udienza di comparizione entro 60 giorni dal deposito e notifica il ricorso al curatore fallimentare entro 10 giorni. Se altri interessati vogliono costituirsi possono farlo fino a 10 giorni prima dell’udienza depositando in cancelleria una memoria difensiva.

Spetta al collegio prendere la decisione definitiva sull’opposizione, impugnazione o revocazione con decreto motivato entro 60 giorni dall’udienza o dalla scadenza del termine. A questo punto il decreto viene trasmesso alle parti interessate che possono proporre ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione entro 30 giorni.

Che effetti ha il fallimento sul soggetto fallito?

L’art. 99 Legge fallimentare è molto importante per comprendere come proporre un ricorso. Quali sono invece gli effetti del fallimento? Cosa comporta per l’azienda o per l’imprenditore fallito?

Una volta dichiarato il fallimento, fino alla chiusura della procedura, il fallito non può compiere una serie di atti, ricoprire incarichi particolari e ha alcune limitazioni sulla disposizione del patrimonio. Ad esempio, non può svolgere l’attività di curatore, tutore legale, amministratore di s.p.a., avvocato, commercialista.

Il fallito ha l’obbligo di consegnare al curatore la corrispondenza che riguarda i rapporti economici compresi nel fallimento (e non quelli personali) come email, telegrammi, lettere e ogni altro mezzo di comunicazione. A ciò si aggiunge l’obbligo di comunicare al curatore fallimentare ogni cambiamento di residenza o domicilio.
Chi non rispetta queste indicazioni può incorrere in pesanti ripercussioni penali.

I diritti del fallito

Abbiamo visto le conseguenze e gli effetti negativi che la dichiarazione di fallimento produce sul fallito, tuttavia la legge prevede anche una serie di diritti per tutelare la sua posizione.

Al fallito non possono essere negati i mezzi di sussistenza, può continuare ad abitare nella sua casa di proprietà fino alla liquidazione delle attività e può ricevere degli “alimenti” dai propri familiari.

I beni esclusi dalla procedura fallimentare

Quando inizia una procedura fallimentare questa coinvolge diversi beni, soprattutto quelli appartenenti all’attività produttiva. Per questo motivo capannoni, uffici ma anche strumentazione tecnica possono essere espropriati e venduti nelle aste.

Alcuni beni però sono esclusi dal fallimento, si tratta di quelli con carattere personale:

  • i frutti derivanti dall’usufrutto legale sui beni dei figli
  • i redditi della propria attività nei limiti dei relativi bisogni
  • l’uso della casa di abitazione in mancanza di alternative
  • i beni acquistati in qualità di mandatario per conto del mandante

In Italia ci sono tante procedure fallimentari che concludono l’espropriazione dei beni e la vendita giudiziaria. In questo modo il tribunale ricava il denaro necessario per pagare i debiti accumulati e quindi “liberare” il fallito dalla sua posizione debitoria.

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